L’ Avventura Dietro Casa

Sono sempre stato attratto dai paesaggi innevati, non pratico e non ho mai praticato nessuno sport invernale, non mi piace neanche fare a pallate di neve, figuriamoci i pupazzi!

Allora perchè ne sono così attratto? 

La colpa è di Jack London. 

Alcuni dei suoi racconti ambientati in quella gelida terra attraversata dai fiumi Yukon e Klondike, fiumi che danno il nome a due regioni del nord ovest del Canada, giusto appunto chiamati Yukon, e Klondike.  

Entrati a far parte del mio immaginario, grazie agli avventurosi racconti di Jack London, nomi come Dawson City e il temutissimo passo di montagna ( di cui non ricordo il nome che, i cercatori d’oro erano costretti ad attraversare per raggiungere i presunti filoni d’oro…

“I cercatori d’oro alla conquista del Klondike, Zanna Bianca, il Richiamo della Foresta” romanzi e trasposizioni cinematografiche  hanno contribuito e neanche poco- ad ispirare molte delle mie fantasie di bambino, fantasie da cui traggo ispirazione ancora oggi, per la felicità di mia moglie.”

  • Intendiamoci mi accontento di poco, non importa attraversare l’oceano o cimentarsi in imprese temerarie per trovare l’avventura. E’ sufficiente  uscire dalla propria routine giornaliera, avventurarsi nel bosco vicino casa, una pedalata fuori porta, ma anche rimanendo nella propria città, magari andando ad esplorare luoghi in orari inconsueti, mettendo la sveglia quando ancora tutti dormono per andare a fotografare il sorgere o il tramontare del sole in montagna.
  • Correre una Maratona
  • Correre un Trail immerso nella Natura
  • Partecipare a L’Eroica
  • Andare a Fotografare le stelle, di notte in compagnia del tuo migliore amico.

C’è l’imbarazzo della scelta, ognuno ha il suo modo per fuggire alla piattezza della vita di tutti i giorni.

Da bambino le poche volte che la neve faceva la sua apparizione in città, mi armavo dell’onnipresente fucile giocattolo, uno zaino ed ero pronto per una nuova e fantastica avventura ambientata nel profondo nord ovest.

Partivo alla ricerca dell’oro o di chissà quale altra avventura, mancava solamente Zanna Bianca,  il Boschetto diventava il mio Klondike-la mia terra selvaggia.

“ Il Boschetto è un parco pubblico, si trova nella zona di Monticelli-Soffiano- Legnaia, il vero nome sarebbe Parco di Villa Strozzi, ma per i ragazzi del quartiere sarà sempre conosciuto come IL Boschetto”

Oggi non potrei andare al Boschetto con il mio fucile giocattolo, facendo finta di essere un esploratore in terre selvagge- mi prenderebbero per grullo e, poi non nevica più!

Ecco cosa mi affascina dei paesaggi innevati!

Risvegliano in me  la voglia d’avventura, la bicicletta  il mezzo per vivere un’esperienza avventurosa.

Quel giorno dell’11 dicembre 2016 avevo appena finito di lavorare, saranno state le 13:00; avevo lavorato tutta la notte con una sola cosa in mente: 

“appena faccio festa, prendo la mia bici e vado a farmi un giro sulla neve!”

Così feci, pedalai con l’obiettivo di raggiungere Vallombrosa, fare due foto sulla neve e tornarmene a casa prima che la strada ghiacciasse del tutto e l’oscurità prendesse il sopravvento.

Conquistai  Vallombrosa senza problemi; neve ne era rimasta veramente poca, la strada era completamente bagnata, la poca “neve sporca” rimasta- era accumulata ai lati della strada, qualcosa ce n’era, precariamente adagiata  sulle fronde degli Abeti secolari .

Cavolo! Tutta quella fatica per niente? 

La neve c’era, l’avevo vista era soltanto più in alto. Feci due conti che naturalmente risulteranno: 

“completamente campati in aria” 

Obiettivo Monte Secchieta 1440 m s.l.m

Secondo i miei calcoli  errati, avevo ancora un buon margine di tempo prima che facesse completamente buio, e solamente 4oo m di dislivello da conquistare, perché non proseguire?! 

Le vogliamo mettere queste ruote sulla neve?!

Fu così che decisi di  proseguire per il Monte Secchieta.

Fatti due tornanti, mi ritrovai come per magia nel luogo e nelle condizioni ambientali che cercavo, c’era  neve dappertutto, sotto le ruote e sopra la testa, ma anche dai lati, era ovunque 😁😁😁

L’aria ovattata, il silenzio assordante rotto solo dal ticchettio della neve ghiacciata, che cadendo dagli alberi andava a impattare sul mio casco.

In realtà c’era un’altro rumore ben più sinistro, ed era  quello causato da i copertoncini da 25mm, che rotolando in precario equilibrio sopra i fiocchi di neve gelata, producevano un suono come se stessi passando su di un tappeto di vetri rotti . 

L’intera sede stradale era coperta dalla neve, pedalavo senza strappi andando a cercare la neve più fresca, stando molto attento a non finire nei solchi ghiacciati che si erano formati al passaggio di qualche mezzo a motore. 

A salire avevo sudato molto e la temperatura  a valle era abbondantemente sopra lo zero, ma ora Iniziava a fare molto freddo- tale era la mia concentrazione e l’emozione nell’essere immerso in così tanta bellezza, che non percepivo alcun disagio – ”assolutamente niente”, ma il mio Garmin segna -3° e prima o poi me ne sarei accorto.

Sudavo per la pendenza e la tensione, avevo sudato per arrivare fino a lì; ero cosciente che tutto quel sudore avrebbe reso maledettamente doloroso il rientro in città.

Non era semplice stare in equilibrio e seppur molto lentamente, riuscii a proseguire per ben 5 km; arrivai fino al bivio per Montemignaio, e lì mi fermai.

Tre km Di strada coperta da neve mista a ghiaccio mi dividevano dalla vetta, ne avevo percorsi soltanto cinque degli otto, ci avevo impiegato circa mezz’ora, troppo! 

IL Sole era quasi sparito, la temperatura era scesa di diversi gradi, rischiavo di dover scendere con il buio, e il pensiero che anche il tratto di strada che da Vallombrosa riporta a valle potesse ghiacciare, mi fece desistere dal proseguire – a malincuore decisi di tornare indietro.

Ora i cinque km di strada innevata che avevo percorso  in salita li avrei dovuti affrontare in discesa: “e qui ora ti ci voglio” pensai ad alta voce.

Ma fortunatamente fu più semplice del previsto, senza particolari problemi arrivai in Vallombrosa. 

Prima di affrontare la lunga e gelida discesa mi fermai allo chalet in legno che si trova davanti al pratone di Vallombrosa, avevo  bisogno di una bella tazza di caffè caldo; dovevo tentare di asciugare alla meno peggio almeno i guanti. 

Erano completamente zuppi del sudore delle mie mani, e le mani e i piedi sono il mio punto debole. 

All’interno del locale c’era una grande stufa a legna, mi tolsi i guanti, il cappello, il paracollo e la giacca e con il permesso dell’oste appesi come meglio possibile gli indumenti il più vicino possibile alla rassicurante fonte di calore, usai delle sedie come stendi panni, nel locale non c’era nessun altro al di fuori di me e il proprietario.

Ordinai un bel tazzone di American coffee e un paio di tranci di crostata alla mora.

Purtroppo non c’era tempo, dovevo rientrare prima che facesse completamente buio. 

Così mi rivestii i panni ancora umidicci a contatto con il corpo mi procurarono un brivido di freddo, buttai giù l’ultimo pezzo di crostata, e ripresi la via di casa.

Ma la grullite non ha limiti, infreddolito, stanchissimo e con una nottata di lavoro sulle spalle-perciò poco lucido; pensai bene di tornare a casa, si! 

Ma non da dove ero salito, sarebbe stato troppo banale, pensai bene di scendere dalla Consuma, e così feci!

Percorsi la bellissima strada che collega

Vallombrosa alla Consuma,  9 km immersi nel bosco, fantastico! Non sarà il Klondike ma è sicuramente più vicino e meno rischioso😉

Il silenzio era assordante, la strada non è molto ben tenuta, era sgombra dalla neve, ma piena di buche e trabocchetti di ogni genere, la luce scarseggiava, era giunta l’ora di accendere i fari.

Beh! Arrivai a casa alla 19, ero stato sei ore in bici.

Il momento più brutto?

Che ve lo dico a fare! La lunga discesa dalla Consuma che a causa dei vestiti zuppi di sudore e la totale inerzia del mio corpo che a causa della discesa non stava producendo calore, beh! Mi stavo completamente gelando.

Ma fortunatamente giunto a valle ebbi modo di rialzare la mia temperatura corporea pedalando di gran lena fino a casa, dove un bel bagno caldo e un piatto di pasta fumante mi avrebbe rimesso al mondo.

E’ stata proprio una bella avventura alla Jack London, c’erano tutti gli ingredienti: il freddo, la fame, la stanchezza, la neve, la natura selvaggia e questa volta c’era pure Zanna Bianca…la mia Bici!