Finalmente ci siamo.

Per l’occasione ho mobilitato “mezza famiglia”, dato che è solamente una “Mezza Maratona”, l’intera famiglia verrà mobilitata solo ed esclusivamente per la futura Maratona; naturalmente questo particolare mi è ancora sconosciuto… 

Ma andiamo per ordine e grado d’importanza: non abbiate fretta, e tenete il vostro passo😜.

“Tenere il proprio passo” è la  raccomandazione unanime che tutti i vari Blogger ed esperti podisti consigliano. 

Molti runners commettono questo errore di valutazione, sia chi è alle prime armi, sia  chi non lo è. 

Molto spesso anche il podista esperto può cadere vittima di una errata stima del proprio potenziale, sovrastimando le proprie abilità . 

Il rischio è che alla partenza ti lasci coinvolgere dalla competizione, ritrovandoti così a percorrere i primi km della gara ad una andatura troppo veloce, questo atteggiamento comporta  un dispendio energetico eccessivo, che su lunga distanza ti porterà ad avere un bruttissimo finale di gara se non addirittura, essere costretto al ritiro.

Dopo questa breve parentesi dove mi atteggio ad esperto che non sono, torniamo a quella che è stata la mia reale esperienza.

Mi svegliai anticipando il suono della sveglia di almeno un’ora, erano le cinque del mattino.

L’orario di partenza della gara era fissato per le nove e trenta.

Fu una nottata molto impegnativa, la sera di Pasqua andai a letto presto, ero totalmente focalizzato sulla gara, cercavo di correre virtualmente nella mia testa l’intero percorso. 

Cercavo di acquisire consapevolezza di ciò che mi aspettava, prevedere gli eventuali momenti di crisi che avrei incontrato lungo la via, così da farmi trovare preparato ed eventualmente gestirli al meglio.

Dopo una bella colazione a base di fette biscottate con la marmellata, una bella tazza di latte freddo e l’irrinunciabile caffè  della Moka, andai ad indossare la splendida tuta dell’Adidas in acetato bianca e blu.

Andai recuperare la borsa preparata la sera precedente che conteneva:

  1. L’accappatoio
  2. La crema antisfregamento
  3. Un paio di ciabatte per la doccia
  4. Una canottiera e pantaloni corti
  5. Una maglia a manica lunga e pantaloni invernali lunghi
  6. Una mantella anti pioggia…
  7. Il libretto di idoneità sportiva
  8. Tanta emozione

Praticamente credo di aver portato tutto l’armadio di casa, mancavano solo le catene da neve e l’ombrello.

C’è poco da ridere, so una sega io cosa poteva succedere!

E così, solo e munito di tutto e di più montai sulla mia Fiat Panda, misi in moto e mi diressi verso Prato.

Pioveva… governo ladro! Lungo l’autostrada quasi deserta, il parabrezza della Pandina metteva in evidenza una fitta pioggerella, immerso nei miei sogni di gloria mi ritrovai senza neanche accorgermene al casello di Prato, ci arrivai come se ci fossi stato teletrasportato.

Trovato parcheggio poco distante dalla partenza mi ritrovai catapultato in un ambiente totalmente sconosciuto fino ad allora.

Nel parcheggio dove avevo lasciato l’auto c’erano numerosi atleti, l’unica differenza fra me loro era che loro erano molto più esperti di me, lo si notava dalla gestualità dei movimenti fatti chissà quante altre volte.

Notai gruppi appartenenti a società sportive rivali che si scambiavano sorrisi e strette di mano amichevoli, tutti volti a me sconosciuti.

Pur appartenendo a società diverse si notava benissimo che in fondo appartenevano tutti quanti allo stesso coloratissimo e allegro mondo dei Podisti.

Guardandoli cercai di imitare il loro modi, così da poter mimetizzarmi tra loro, mascherando così tutta la mia ansia e l’inadeguatezza del momento.

Giunto al punto di ritrovo chiesi ad un tizio dell’organizzazione dove si trovassero gli spogliatoi, mi fu indicato un edificio adiacente alla linea dell’arrivo; all’interno mi ritrovai in  una ampia  palestra semideserta adibita per l’occasione a spogliatoio. 

Non fu difficile trovare un angolo libero dove appendere i vestiti, mancava ancora più di un’ora alla partenza della corsa.

All’interno della palestra eravamo si e no, una ventina di atleti, e in quel dato momento mi assalirono i primi dubbi: 

  • Cosa mi metto?
  • Pioverà?
  • Farà freddo
  • Farà caldo…

Quindi cercai di capire rubando con lo sguardo come si comportassero gli altri atleti presenti nella stanza e, con mio grande disappunto, mi resi conto che ognuno di loro si comportava in modo diverso: c’era chi indossava il pantalone lungo, chi si vestiva come se fosse piena estate, chi si spalmava le cosce di olio canforato, chi ingurgitava miracolosi integratori, chi rideva, chi era serio e concentrato.

Man mano che il momento del via si avvicinava la stanza andava sempre più a riempirsi di atleti di tutti i tipi.

Decisi di vestirmi con un pantalone lungo e una maglia invernale a manica lunga, lo stesso abbigliamento che avevo adottato durante la preparazione invernale… fu un grosso errore! D’altronde all’epoca ero molto freddoloso e inesperto.

Con non poca difficoltà appuntai con delle spille da balia fornite dall’organizzazione il pettorale n° 511 alla maglia, e fiducioso mi avviai verso la linea della partenza.

Continua…