La Gara

La mia famiglia non era ancora arrivata, sono “solo” con me stesso circondato da un migliaio di runners sconosciuti, vicini, vicini uno accanto all’altro schierati sulla linea di partenza di una mezza Maratona che, da lì a pochi minuti avrei corso da protagonista.

Sono sereno, non mi pongo neanche il problema che qualcosa possa andare storto, il solo fatto di essere arrivato fino a qui è già di per sé una vittoria, la gara sarà solo un altro viaggio che mi porterà a scoprire terre fino ad ora inesplorate. 

Improvvisamente il rumore di uno sparo mi riporta alla realtà, e quasi in simultanea davanti a me si apre un vuoto che automaticamente mi risucchia come  fa la risacca, trascinando con se tutto ciò che incontra, siamo partiti.

Sono concentratissimo: “vai piano Stefanino.” Me lo ripeto mentalmente come un mantra, ora vado  in affanno, il mio respiro è corto, so che è normale, da lì a poco il mio respiro sarà regolare ne sono certo.

Sono sensazioni che conosco,  le ho già vissute durante gli allenamenti, quindi so come gestirle, non mi fanno paura.

Cerco di individuare un punto di riferimento fra gli atleti che mi affiancano,  mi metto in scia a chi mi precede, valutando se sia l’andatura sostenibile per me. 

In molti mi stanno superando, non me ne preoccupo, sto correndo al mio ritmo e come previsto, il mio respiro ora è diventato regolare. 

Ho preso il mio ritmo, riesco anche a sentire le grida d’incitamento del folto pubblico stretto ai lati del percorso.

Avevo corso i primi km in uno stato assoluto di trans, assolutamente inconsapevole di ciò che mi circondava.

Tornato in me mi chiedo:

“Chissà dove saranno la Sara e i bambini?”

Sorridendo, ricambio   tutte quelle persone sconosciute che gridano incitando noi eroi per un giorno. 

Correndo divento sempre più consapevole di quello che sto facendo, ancora non ci credo!

Usciti dal centro di Prato entriamo sulla tangenziale cittadina, ai lati della strada  muti guard rail in cemento, avevano preso il posto della folla chiassosa che fino ad allora ci aveva calorosamente sostenuto. 

Stavamo correndo su di una  triste e anonima striscia di bitume, e le battute scherzose dei miei compagni d’avventura erano l’unica distrazione che avevo per affrontare questo bruttissimo tratto della corsa.

Se non ricordo male, ero all’altezza del settimo km. “Ho già completato un giro delle Cascine.”  

Cercavo di trovare un riferimento conosciuto, un qualcosa di famigliare che mi sostenesse.

Attaccarsi a  dei punti di riferimento conosciuti, può tornare molto utile a chi corre lunghe distanze.

Infatti molte altre volte ho adottato questa tecnica, che consiste nel richiamare alla mente delle distanze conosciute in modo da rendere meno duri e più sopportabili, tratti del percorso o finali di gara dove per un motivo o l’altro mi fossi trovato in crisi.

Trovare un riferimento conosciuto è un grande aiuto psicologico, ti faccio un esempio: “due km alla fine della gara.” 

Questa distanza la conosci bene: divide casa, dal tuo posto di lavoro, piuttosto che il chiosco dei gelati dalla fontana nel parco dove ti alleni solitamente.

Mancano solo due km a terminare l’allenamento! chissà quante volte hai vissuto durante i tuoi allenamenti questo momento, sai di dover tenere duro perchè da lì a poco tutto finirà.

E’ un esercizio che mi è tornato utile molte volte, aiutandomi a superare momentanee crisi, perlopiù psicologiche.  

Oltre il Decimo Km 

Superato il decimo km venni superato da qualcosa di non umano, erano in quattro e si muovevano come il vento, leggeri e silenziosi, per meno di mezzo secondo mi trovai fianco a fianco, poi sparirono davanti a me con la stessa velocità con cui si erano presentati.

Erano i figli D’Affrica

Mi ci volle qualche minuto per capire cosa fosse accaduto, come era possibile che gli avessi superati? 

Anche perchè non me ne ero proprio accorto! 

Ritrovata  lucidità, mi resi conto che ero stato doppiato: io ero solamente a metà del percorso, loro avevano praticamente terminato la loro prestazione  21,0975 chilometri in  01:03:37

Mi vennero i brividi, e con quella visione nella testa arrivai al 18 km!

Ti ricordi? se hai letto i capitoli precedenti, 18 km era la distanza, più lunga che avevo corso in allenamento, da lì in poi sarei entrato in una terra sconosciuta.

Non potevo sapere cosa avrei trovato oltre, ma presto lo avrei scoperto era solo questione di volontà.

Entrando nella piazza del Duomo, fui accolto dalle grida d’incitamento dei miei figli e Sara. 

E’ incredibile come in quei momenti così difficili un semplice vai! Corri babbo! Possa essere una forma di doping che ti mette il turbo, purtroppo dura troppo poco.

La mia andatura era calata tanto, ma tenevo duro: 

“ mancavano solamente 3 km, sono la distanza che separa la Passerella dell’Isolotto dalla biglietteria dell’Ippodromo all’interno del Parco delle Cascine, l’ho corsa decine di volte quella distanza”. Ce la posso fare!

Con questo pensiero nella testa  arrivo in prossimità del traguardo, a pochi metri da esso gli atleti Affricani che ormai più di un’ora prima mi avevano doppiato, ora erano già belli che cambiati nelle loro comode e calde tute, stavano camminando tranquilli lungo il marciapiede. 

Vedendomi arrivare si fermarono, e mi salutarono con un caloroso applauso di incoraggiamento.

Attraversai il traguardo, guadagnandomi la mia maledetta medaglia, ero disfatto! 

Ma incredibilmente fiero di me stesso, avevo completato la mia prima Mezza Maratona in 

02:15:59.

I giorni che seguirono dopo dopo questa prova furono incredibili, le endorfine accumulate mi avevano lasciato in uno stato di trans, per dirla tutta: ero completamente “fuori di testa”.

E più passavano i giorni, più dentro di me cresceva la tentazione di voler ripetere l’esperienza.

Iniziò a frullarmi in testa un nome: “Maratona”

Maratona, Maratona, perchè non provarci?

Ok! Per oggi basta così, come vedi il viaggio è lungo, e se ti sei appassionato a questa storia continua a seguirmi.

Naturalmente il racconto continua, sto per intraprendere un viaggio incredibile e non vedo l’ora di condividerlo con te.

Continua…